ltro luogo francescano presso Spoleto, è la antichissima chiesa, con annesso convento, di San Paolo “inter vineas” (fra le vigne), già monastero di monache (sec. X). Narra il Canonici: «Il monastero era delle monache benedettine, sembra passato alle Clarisse, per interessamento dello stesso Gregorio IX. Della chiesa parlò già san Gregorio Magno nei suoi “Dialoghi, III n. 29”, ove narra di un vescovo ariano che l’aveva richiesta per le sue funzioni; non avendola ottenuta dal vescovo di Spoleto, tentò di entrarvi per forza; al suo secondo tentativo, le porte si aprirono da sole, ma apparvero tante luci che resero cieco il vescovo ariano. Trasferitesi le monache entro la città, vicino a S. Agata, tornarono alla Regola benedettina; mentre Pio II concedeva al vescovo Berardo Eroli d’intromettervi i Minori Osservanti (1462), che avevano già il romitorio di Monteluco, ma al vescovo servivano anche in città. Il vescovo Eroli rifece a sue spese tutti i restauri del bellissimo e spazioso convento, adornò la chiesa di belle pitture, alcune delle quali si osservano ancor oggi nella facciata, anche se stinte: la Vergine con il Bambino in braccio e gli apostoli Pietro e Paolo.
Nei documenti dell’Archivio Porziuncola c’è traccia dell’insistenza con la quale gli Osservanti resistettero ad accettare quel convento troppo ampio e troppo ricco; ma l’insistenza del vescovo e la pressione degli stessi papi li fecero piegare; finché Sisto IV, con bolla del 1474 ordinò che si levasse ogni giurisdizione precedente, di benedettine e di clarisse, e il convento passasse assolutamente agli Osservanti».
La chiesa, bell’edificio romanico con evidente connotazione spoletina, sorge su una lieve collina. Come già accennato, fu riedificata nel sec. X su un primo nucleo di un monastero benedettino; migliorata nei secc. XII e XIII, fu abbandonata e riutilizzata con annesso convento nel sec. XV; malamente rimaneggiata alla fine del sec. XVIII, è stata recentemente restaurata; il monumento, a detta del Canonici, è da considerare «tra le chiese più antiche e più abbondanti di testimonianze artistiche di tutta Spoleto, da collegare con gli artisti che lavorarono nell’abbazia di S. Pietro in Valle presso Ferentillo (Terni)».
La facciata, spartita da lesene che riflettono la divisione a tre navate, è ornata da un raffinato rosone in parte reintegrato, e da un semplice portale a tre rincassi la cui lunetta reca tracce di un affresco quattrocentesco.
L’interno, a tre navate intersecate da un ampio transetto e divise da colonne con capitelli corinzi, conserva un importante ciclo di affreschi databile ai primi decenni del sec. XIII, con “Storie della Creazione”, “Patriarchi” e “Profeti”, che documenta la qualità della cultura pittorica del tempo a Spoleto. Il chiostro conserva ancora nelle colonne e nei capitelli di uno dei suoi lati una preziosa testimonianza del primitivo monastero benedettino del sec. X.
Paolo Rossi
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